Un po’ di storia sull’arte del levabolli

UN PO’ DI STORIA SULL’ARTE DEL LEVABOLLI

Il mestiere del Levabolli, questi tecnici ultra – specializzati che in pochi minuti di lavoro fanno sparire magicamente un bollo e in meno di una giornata riparano un’auto grandinata fino a farla tornare come nuova, usando solo ‘quattro leve’, un paio di lampade strane e tanta pazienza, può risultare, ai più, affascinante e magari un poco misterioso; basta però conoscere meglio la tecnica Levabolli per riconoscere una grande professionalità e passione per il proprio lavoro, oltre che esperienza consolidata e maturata negli anni di professione.
Proviamo comunque a fare un poco di storia e cerchiamo di vedere da dove può essere arrivata l’idea originale per questo mestiere Levabolli, proviamo anche a seguirne l’evoluzione nel tempo.
L’attuale scena ci mostra che questa figura è ormai presente da anni in quasi tutte le nazioni occidentali e alcune orientali.
Il numero maggiore di tecnici Levabolli si conta attualmente negli USA, dove è presente anche il nostro marchio KhS e dove da anni stiamo operando direttamente ed in posizione di leadership, assieme ad altre grandi ditte di Levabolli.
La realtà europea Levabolli non mostra i grandi numeri americani ma eccelle per qualità ed altissima professionalità.

Diamo comunque un ordine di grandezza per far comprendere che in realtà il mestiere di Levabolli lo si può definire ‘di nicchia’; la stima approssimativa sul numero di tecnici Levabolli, a livello mondiale, non supera le 5.000 unità.
E questa stima include tutti i livelli qualitativi di chi fa questo mestiere, per intenderci.

IL MESTIERE DEL LEVABOLLI È NATO IN ITALIA

La sorpresa che ci attende ora è che questo mestiere di Levabolli sembra nato proprio in Italia.

Il primato se lo contendono la Fiat di Torino e l’Alfa Romeo di Arese, che negli anni sessanta e settanta strutturarono dei reparti specializzati nella riparazione a freddo delle lamiere con difetti di stampo e lungo le catene di montaggio, dove si possono causare piccole ammaccature.
Le lamiere delle auto divenivano sempre più sottili ed il fattore bolli iniziava ad essere un problema produttivo.
Allora la figura del Levabolli era conosciuta come battilastra. I tecnici più esperti insegnavano ai giovani operai specializzandi; gli anni passarono e, strada facendo, le tecniche Levabolli acquisite iniziarono ad essere utilizzate da tecnici che per servire carrozzerie esterne o rivenditori di auto; mettendosi ‘in proprio’ e iniziando questa peculiare attività in stile manageriale e imprenditoriale; alcuni poi hanno fondato le prime ditte di Levabolli che andavano ad intervenire su piccoli e grandi parchi auto grandinati.
La nostra storia di Levabolli inizia parallelamente, nel 1995, quando i due soci fondatori del gruppo si conoscono e dopo poco iniziano l’avventura di KhS.

Ma se vogliamo, facciamo un passo indietro fino a tanti e tanti anni fa.
Come si fa nelle favole introduciamo un poco di magia e mistero.

UNA STORIA A METÀ TRA FAVOLA E REALTÀ

Il fabbro, una volta, lavorava il metallo a caldo, fornaci incandescenti, con martelli e martelletti e incudine creava forme, armature e lame, ferri di cavallo.

Un giorno, uno zingaro solitario passò di là col suo carrozzone trainato dai cavalli e siccome era stanco di girovagare, si fermò nel paesello qualche giorno.
Perduto nei sui pensieri guardava il fabbro al lavoro.
Anche il fabbro lo vide, vide un dente d’oro luccicare e una folta chioma e vide occhi verde smeraldo che lo fissavano. Un poco si inquietò.
Verso sera lo zingaro si ritirò nel suo carro per riposare e nel primo dormiveglia si destò all’improvviso colto dall’idea originale.
Si disse: introdurrò la mia magia in questa tecnica e senza l’aiuto di belzebù (il fuoco)
raddrizzerò i metalli di pentole e tegami.
Allora, la maggior parte dei tegami e pentolame era in rame, molto più malleabile e morbido del ferro; furbo lo zingaro.
Al mattino sul mercato, si propose a massaie e signore come ‘lo zingaro’ che faceva tornar nuovi di fabbrica tegami e pentolini ammaccati, usando solo la sua magia.
Raccolse più pentole e tegamini che poté, si chiuse nel suo carrozzone e lavorò tutta la notte.
Al mattino tutto il paesello aveva pentole e tegami nuovi, le massaie meravigliate ringraziarono.
Gli chiesero poi come avesse fatto, ma lui non poteva svelare la sua magia, e non lo fece.
Tornato presso la sua comunità zingara, insegnò però la sua arte; dopo qualche giorno tutti gli zingari partirono coi loro carrozzoni e si diressero nelle quattro direzioni per fare tanti soldi con questa nuova ed originale magia.

Tornando all’adesso, con un occhio verso questa piccola storiella, possiamo affermare con certezza che nelle prime decadi del ‘900 vi erano effettivamente zingari coi carrozzoni che si spostavano da un paese all’altro svolgendo questa onesta attività.
La gente gli portava le pentole di rame, loro levavano i bolli e le piccole ammaccature, le lucidavano e le rendevano ai proprietari come nuove.
Poi partivano per il paese successivo…..

Come la ‘magia’ zingara sia infine approdata per caso in una fabbrica di automobili, rimane un mistero avvolto nelle nebbie della pianura padana.

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